L’intuito nel poker

- Come usare l’istinto nel poker
Un altro modo di vedere l’intuito
Guardando poker in TV è sempre sorprendente vedere la qualità delle decisioni prese da alcuni dei migliori professionisti: dalla loro capacità di fare buoni call con solo una middle pair, alla loro sorprendente abilità nel passare un’ottima mano prima del flop. È qualcosa che noi aspiranti giocatori di poker possiamo solo sognare di fare.
Parlando dal punto di vista psicologico, però, è molto più interessante cercare di capire esattamente che cosa permetta a persone come Devilfish e Phil Hellmuth di fare queste giocate: sono i loro anni di esperienza, la loro conoscenza del gioco e il numero di mani che hanno giocato? O è qualcosa di un po’ più metafisico, come una voce interiore che ascoltano, spesso chiamata intuito?
Ci sono molti libri che sostengono che la qualità delle decisioni nella nostra vita di tutti i giorni possa essere migliorata usando l’intuito, ma nessuno di essi riesce davvero a descrivere che cosa sia l’intuito o come funzioni.
Ad ogni modo, pare che l’intuito sia una peculiarità o un’abilità che tutti vorremmo avere: di fatto al giorno d’oggi molte fra le più grandi aziende lo includono fra le qualità importanti nelle loro offerte di lavoro.
Un esimio autore, il professor Stuart Sutherland, sostiene addirittura che preferiremmo essere classificati come pigri o egoisti
L’intuito è generalmente descritto come una decisione immediata ed inconscia, che implica l’uso di informazioni provenienti da un certo numero di fonti, e che porta un qualche tipo di azione emotiva con sé.
Tendiamo a prendere decisioni intuitive (al contrario di decisioni più “razionali”) quando abbiamo poco tempo per farlo (questo potrebbe ricordare qualcosa ai giocatori via Internet), e la decisione che prendiamo la riusciremmo difficilmente a giustificare a qualcun’altro.
Fonti d’informazione
L’intuito si basa su molti tipi di informazioni per trarre una conclusione, e spesso su cose di cui non siamo coscienti. Potrebbe basarsi su qualcosa che hai letto due settimane fa, qualcosa che hai visto in TV ieri sera, o qualcosa che qualcuno ti ha detto quattro mesi fa di cui la parte razionale del tuo cervello s’è dimenticata da un pezzo. E quando traiamo la nostra conclusione intuitiva, essa è accompagnata da un’emozione, come un senso di grande felicità che la nostra decisione è quella giusta, o un senso di paura e abbattimento.
Ad ogni modo, supponendo che l’intuito esista davvero (ci sono coloro che ritengono che non esista), c’è comunque un gran disaccordo sulla qualità dei giudizi intuitivi. Non sempre seguire il proprio intuito porta a una buona decisione.
Di fatto, molte persone dicono che le proprie scelte razionali, dove i passi fatti per trovare una soluzione sono chiari, portano a risultati molto migliori.
L’intuito può essere una lama a doppio taglio, affilata dalla fallibilità della nostra memoria.
Quando facciamo una scelta intuitiva, e questa scelta si rivela positiva, ci facciamo una nota mentale per basarci sul nostro intuito in futuro.
Ma d’altro canto, quando una decisione si dimostra essere cattiva, ce ne dimentichiamo rapidamente.
È piuttosto semplice rapportare ciò al tavolo da poker; per esempio, hai una buona mano dopo il flop ma deve migliorare e non hai le giuste probabilità per andare a vedere, ma decidi comunque di giocare perché senti che uscirà una delle carte che ti servono.
Quando la tua carta arriva, sorriderai, ti complimenterai con te stesso e commenterai a voce alta che il tuo intuito ti ha fatto fare quella scelta. Ma quando va tutto in malora e perdi un bel piatto, ti dimenticherai in fretta e opportunamente del tuo fallimento.
Processo di apprendimento
In ogni caso, supponendo che l’intuito possa condurre a buone decisioni, è possibile migliorarlo? Alcuni ricercatori sostengono che sia possibile, semplicemente perché l’intuito di fatto deriva dalla nostra esperienza in un dato campo. Mettendo assieme un gran volume di informazioni specifiche al campo, per esempio giocando a poker alcune ore al giorno (e supponendo che s’impari da queste esperienze), prenderemo automaticamente decisioni migliori.
Per cui, quando ci troviamo di fronte ad un controrilancio da parte di un giocatore passivo, sappiamo intuitivamente che è bene passare con A-K prima del flop a meno di non essere pronti a una gara. Ma non saremo sempre in grado di renderci conto di come siamo giunti alla nostra decisione, “sapremo” solo che era quella giusta. Sfortunatamente, la notizia cattiva è che i ricercatori ritengono anche che ci serva un periodo di almeno 10 anni per raggiungere un adeguato livello di competenza.
Quindi, avendoci speso il loro tempo, forse Hellmuth e Devilfish possono dare più fiducia al loro intuito di molti altri. Per tutti noi, forse sarà meglio trattare il nostro intuito con un po’ più di cautela, ed ascoltare più l’iPod che la vocina interiore che dice “vai a vedere quell’all-in con una coppia bassa”.





